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La Guerra dei papaveri, #3
R.F. Kuang4.6 (8 voti) Vota
Editore: Mondadori
Anno: 2023
Lingua: Italiano
Rilegatura: Brossura
Pagine: 800 Pagine
Isbn 10: 8804775505
Isbn 13: 9788804775508
Dopo aver salvato il Nikan dagli invasori stranieri e aver combattuto l'infernale imperatrice Su Daji, Fang Runin è stata tradita dai suoi alleati e abbandonata in fin di vita. Nonostante tutto ciò che ha perso, Rin non ha rinunciato a lottare per il popolo delle province meridionali, a cui ha sacrificato così tanto, e soprattutto per il suo villaggio natale, Tikany. Nel tornare alle sue radici, Rin dovrà fronteggiare ardue sfide, ma anche inaspettate opportunità. I suoi nuovi alleati alla guida della Coalizione del sud sono astuti e infidi, ma Rin si accorge presto che a detenere il vero potere nel Nikan sono i milioni di cittadini comuni assetati di vendetta che la venerano come una dea salvatrice. Appoggiata dal massiccio esercito del sud, Rin userà ogni arma per sconfiggere la Repubblica del Drago, i colonizzatori esperiani e tutti coloro che minacciano le arti sciamaniche e coloro che le praticano. Acquisterà maggiore forza o influenza, ma sarà anche in grado di resistere al richiamo della Fenice, che la spinge a dare alle fiamme il mondo intero?
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Recensioni
Lìa B.
Questo terzo volume è un libro che ti lascia l'amaro in bocca, non c'è altro da dire.
Finisci la saga e sei drenata dentro, annichilita davanti all'ineluttabilità degli eventi. Come dire Runin, la storia si ripete. Un memento che fa schifo, ma che l'autrice ha saputo usare perfettamente a mio parere. Non entrerò nei dettagli per non fare spoiler a eventuali passanti, ma ogni singolo personaggio trova un suo compimento e disgraziatamente non è mai quello che speriamo. La verità è che ti senti inerme. Speri che Runin alla fine riesca a vivere una vita appagante e felice, perché tutti noi ambiamo all'happy ending. Ma Runin ha rinunciato ad essere in pace la prima volta che ha evocato coscientemente la Fenice e noi abbiamo solo giocato a dimenticarcene.
La cosa peggiore di tutte però, probabilmente, è quell'affetto sottile che tutto sommato finisci a provare per lei. Quella che ha sterminato un popolo intero, quella che ha fatto cose tremende anche se per giusti motivi, quella che non ha mai avuto remore a considerare le persone come pedine. Alla fine, dopo quasi duemila pagine di saga, la verità è che vorresti soltanto un po' di pace per la sua anima. E come Kuang sia riuscita in questo miracolo, di farmi provare tenerezza per una ragazzina a cui gli Dei hanno sfigurato l'esistenza tramutandola in un demonio, io non lo so.
Ultimo dettaglio: ho iniziato questa saga pensando che Runin fosse un'incarnazione della feminine rage ma La guerra dei papaveri è molto diversa da Iron widow. La rabbia di Runin non è solo quella femminile, è una rabbia atavica e inumana, certamente alimentata dalle disuguaglianze sociali, dal razzismo, dal patriarcato, ma è di più. È una rabbia divina che si materializza nel suo corpo umano, quindi non approcciate questa saga come se Runin potesse canalizzare la vostra rabbia femminile (così come ho fatto io) perché non farà altro che schiacciarvi ancor di più.
federicau
Una degna conclusione di una vicenda cruda, difficile da digerire, eppure epica. [Spoiler da qui in poi…]
Sono rimasta un po' interdetta da alcune cose, come la fine che si è scelto di dare alla Triade, e ancora di più non ho capito cos'avesse intenzione di fare Daji in realtà: sapeva che Riga non si sarebbe messo a collaborare con loro contro i repubblicani ed Esperia, quindi perché svegliarlo e attirarsi contro le sue ire?
Anche la fine di Venka mi ha amareggiata, perché nonostante Rin fosse diventata paranoica in quel frangente anche io sospettavo di lei come spia, ma il dubbio non è stato sciolto. è stata dura verso la fine vedere Rin sprofondare sempre di più nella follia, ma inevitabile. Da come l'autrice aveva iniziato il libro, però, sembrava dovessimo aspettarci qualcosa di più lacrimoso, ma ciò che è rimasto a me dopo questa trilogia (oltre all'amore per la saga) è un'amarezza di fondo: per l'ineluttabilità del male e della follia che ha colpito Rin; per dei personaggi che sarebbero stati perfettamente insieme come amici, in un mondo migliore, e che invece non hanno saputo fare altro che farsi soffrire in modi diversi; per il cinico conteggio di pro e contro senza preoccuparsi delle vite in gioco in una guerra dove non ci sono amici o nemici, ma solo pedine.
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