Tempo di lettura:
12h 16m
Editore: Jaca Book
Anno: 2026
Lingua: Italiano
Rilegatura: Brossura
Pagine: 368 Pagine
Isbn 13: 9788816307797
«Le vie e i cammini della Tōrāh sono così belli: ciascuna delle sue parole contiene tante idee e realtà benefiche per l’umanità, e tanti gioielli che rimandano la loro luce in ogni direzione. Non c’è una sola parola della Tōrāh che non rimandi la sua luce in tutte le direzioni». – Zohar III, 203b. Lo Zohar, il “Libro dello splendore”, capolavoro della più espressiva mistica dell’esoterismo ebraico, la Cabala, è scandito da innumerevoli gioielli letterari. Ampio commentario sulla Tōrāh, attribuito a Mošeh di León (1240-1305), lo Zohar è in realtà un corpus disomogeneo, formatosi sul finire del XIII secolo attorno a un nocciolo di testi e che seppe poi insidiare la fortuna del Talmud, secondo solo alla Tōrāh nella storia della cultura ebraica. È lo splendore di un pensiero che procede tra oscurità e illuminazioni: un gioco di rimandi, tra la luce che la lettura esoterica diffonde sul testo e quella che dalla Tōrāh scintilla nell’esegesi dei cabalisti, abili a condurre il credente tra i molti sensi della Scrittura per accedere alla contemplazione di una divinità che rimane al fondo ineffabile. Una profondità che non smette di interrogare i propri lettori e che l’analisi di Maurice-Ruben Hayoun riesce bene a trasmettere, ponendola a confronto con un altro versante della filosofia ebraica medievale, l’averroismo. Di questa lettura Marienza Benedetto, studiosa delle tradizioni filosofiche ebraiche nel Medioevo, mette in evidenza intuizioni e punti di forza, offrendo al contempo un prospetto aggiornato delle ricerche sul tema. Introduzione di Marienza Benedetto. Prefazione di Patrizio Alborghetti.
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