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Una terribile peste dilaga a Napoli dal giorno in cui, nell'ottobre del 1943, gli eserciti alleati vi sono entrati come liberatori: una peste che corrompe non il corpo ma l'anima, spingendo le donne a vendersi e gli uomini a calpestare il rispetto di sé. Trasformata in un inferno di abiezione, la città offre visioni di un osceno, straziante orrore: la peste - è questa l'indicibile verità - è nella mano pietosa e fraterna dei liberatori, nella loro incapacità di scorgere le forze misteriose e oscure che a Napoli governano gli uomini e i fatti della vita, nella loro convinzione che un popolo vinto non possa che essere un popolo di colpevoli. Null'altro rimane allora se non la lotta per salvare la pelle: non l'anima, come un tempo, o l'onore, la libertà, la giustizia, ma la "schifosa pelle". Come ha scritto Milan Kundera, nella "Pelle" Malaparte "con le sue parole fa male a se stesso e agli altri; chi parla è un uomo che soffre. Non uno scrittore impegnato. Un poeta".
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Recensioni
Jade1894
Ormai faccio molta fatica a leggere romanzi scritti da uomini noblesse oblige di fine ottocento/ inizi novecento, con quel loro sguardo razzista, colonialista, bellicista sul mondo. Questa la premessa. Malaparte ha una scrittura enfatica, con dei guizzi poetici molto efficaci, ma al mio occhio il suo bisogno di mostrare il suo retaggio nobile e colto appesantisce non poco la scrittura di questo libro che è pesante anche per le scene descritte, che a tratti sono profondamente disturbanti (la clinica dei cani, la crocifissione, la sirena nel piatto), ma secondo me senza che queste provocazioni letterarie siano supportate dal conforto di una storia complessiva ben orchestrata.
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